Intelligenza Emotiva

intelligenza emotiva

Autore: Indira Marcella Valdameri

18/08/2023

Se ne parla tanto ma cosa significa e quali sono le sue doti?

 

Cos’è l’Intelligenza Emotiva.

 

Daniel Goleman, famoso psicologo statunitense e uno degli autori più famosi di management strategico, nel 1995 scrisse per primo un libro dedicato interamente all’Intelligenza Emotiva – la prima edizione Italiana è del ’96, edizioni Rizzoli – seguendo e ampliando idee già enunciate nel 1990 da Peter Salovey e John Meyer, anch’essi famosi psicologi statunitensi.

Quindi non è cosa così recente, eppure è ancora materia nebbiosa per molti sebbene già il termine lasci intuire il suo significato.

Partiamo dall’inizio: per lungo tempo la scienza ha considerato l’intelligenza esclusivamente una funzione del cervello legata alla genetica, cioè parte di un bagaglio ereditato e immutabile nel tempo (come il colore degli occhi, la forma del naso, i denti ecc.) il cui livello è basato sul Q.I. (quoziente Intellettivo). Se nel tuo DNA c’é scritto intelligenza 10 te la porti appresso per tutta la vita. Inutile tentare di passare a 20-30-100. Nasci intelligente o no e questo è per sempre… punto!

Oggi il Q.I. viene ancora utilizzato in molte circostanze, soprattutto nelle scuole degli Stati Uniti (valli a capire gli americani) ma, non tenendo conto della componente emozionale, è per così dire acqua fresca e non rivela nulla di sostanziale rispetto alla capacità di un individuo di affrontare la vita.

Uno potrebbe avere un Q.I. al top ma essere un disastro nelle relazioni, sul posto di lavoro, alla guida dell’auto ecc.

Preferisci che tuo figlio sia un cervellone ma incapace di gestire situazioni per lui complicate comportandosi da despota o da ameba a scuola e in famiglia, o preferisci che sappia affrontare e gestire adeguatamente le situazioni e, va da sé, le proprie emozioni, costruendo per sé e per le persone che ama una vita appagante?

Emozioni… come già detto, la scienza, le ha considerate marginali e perlopiù un mistero per lungo tempo, ma per chi ama affidarsi alla scienza sappia che non è più così. Ormai da tempo anche lei si è inoltrata in questo mondo misterioso: le ha studiate, sviscerate e catalogate e ne tiene conto quando si tratta di verificare quella capacità che amiamo definire di Problem Solving, la capacità di risolvere i problemi.

Non dico tutto ciò alla carlona; per chi vuole parole autorevoli ecco cosa scrive D.Goleman (che ha studiato scientificamente l’Intelligenza Emotiva fornendo miriadi di prove oggettive come la scienza vuole) nella prefazione del suo libro “Intelligenza Emotiva”:

“ … Questa mappatura (riferendosi al Q.I.) costituisce una vera e propria sfida per coloro che sostengono una concezione limitata dell’intelligenza, che ritengono il Q.I. un dato di fatto genetico immodificabile dall’esperienza, e che considerano il destino in larga misura prefissato da tali presupposti. Questa tesi ignora la domanda più stimolante: che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? Quali fattori sono in gioco, ad esempio, quando persone d’elevato Q.I. falliscono e quelle con Q.I. modesti danno prestazioni sorprendentemente buone? Secondo me, molto spesso la differenza sta in quelle capacità indicate collettivamente come intelligenza emotiva, un termine che include l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, nonché la capacità di automotivarsi. E queste capacità (…) possono essere insegnate ai bambini, mettendoli così nelle migliori condizioni per far fruttare qualunque talento intellettuale la genetica abbia dato loro.”.

Quindi benvenga il Q.I. che determina molteplici capacità intellettive ma a noi interessa quell’altra intelligenza: quella interpersonale che determina la qualità della nostra vita.

 

L’Intelligenza Emotiva non ha nulla a che fare col Q.I., semmai lo integra

 

Analizziamo insieme queste prime capacità:

– Autocontrollo: abilità di gestire emozioni e stati d’animo, ovvero situazioni con un certo livello di tensione interna.

E’ la capacità di controllare l’ansia, per esempio, o la tristezza o l’irritabilità trovando il modo adeguato per superarle trovando soluzioni concrete e proattive, utili a noi e alla situazione che stiamo vivendo. Nulla serve liberare rabbia o risentimento contro gli altri, ad esempio, se non a placare il nostro livello di stress. Che poi, diciamolo, quel “placare” è un’illusione perché esplicitare rabbia o risentimento non migliora il nostro stato interiore e mette a rischio la relazione presente e futura.

Autocontrollo, però, non significa diventare rigidi o vivere nello sforzo, ma saper distinguere il proprio stato d’animo, conoscerlo, e non lasciarci dominare da esso.

– Entusiasmo: partecipazione, curiosità, capacità di aprirsi alla vita e di lasciarsi stupire.

I bambini ne sono invasi, più piccoli sono più entusiasti sono: guarda un bimbo che esplora il suo corpo – lo osserva, lo assaggia, può dilettarsi per ore col suo alluce perché lo vuole scoprire in tutti i suoi dettagli prima di astrarlo dandogli un nome; oppure il suo viso quando compie il primo passo: c’ha provato a più non posso, è caduto e si è rialzato mille volte e poi, tac… è partito e non si è più fermato; oppure quando impara a disegnare, a scrivere il suo nome, ad andare in bicicletta… insomma, osservalo bene e impara.

L’entusiasmo è quella capacità di vivere gioiosamente, totalmente e, perché no, pericolosamente.

– Perseveranza: costanza, impegno, determinazione.

L’impegno, ad esempio, che serve nel raggiungimento di un obiettivo desiderato – a scuola, nel lavoro, nello sport ecc. – o l’applicarsi nel prendersi cura di un rapporto affettivo – l’armonia in famiglia, con il partner e con gli amici – o nel rispetto per gli altri e per la vita in generale – animali, piante, ambiente – e perfino per se stessi… e serve molto allenamento.

Sì, per me la perseveranza va allenata costantemente e, anche qui, non vuol dire rigidità o sforzo o ansia di prestazione, bensì intenzionale desiderio di vivere superando le possibili difficoltà o gli attacchi di quel giudice interno che ci scoraggia continuamente limitando la nostra forza vitale, andando oltre alla stanchezza o allo scoraggiamento per eventuali errori o intoppi… andando contro tutto e tutti perché voglio essere a fare ciò che desidero.

Potrei definire la perseveranza sinonimo di desiderio ancestrale di realizzazione misto al coraggio e ala forza vitale.

– Automotivarsi: capacità di essere autonomi, di saper stare sui propri piedi, di sapersi dare il giusto e necessario sostegno senza chiederlo ad altri.

Che non vuole dire vivere su un eremo ed escludere tutto e tutti, anzi, significa agire il proprio potere personale attingendo alle proprie doti intrinseche, conoscere i propri desideri o obiettivi e realizzarli senza il bisogno dello stimolo di altri ricordandoci il perché li vogliamo realizzare e, dal quel perché, trarre la forza e il coraggio per concretizzarli; in altre parole essere indipendenti nelle nostre scelte e nel realizzare compiti e obiettivi prefissati.

 

C’è un filo che unisce tutte queste capacità?

 

Sì e si chiama Consapevolezza.

Per poter controllare le emozioni, mantenere alto l’entusiasmo, essere perseveranti e autonomi, è necessario sviluppare un buon livello di auto-consapevolezza, ovvero la capacità di “sentire” e di monitorare momento dopo momento il nostro stato interiore e il nostro conseguente agire.

In altre parole, senza consapevolezza non si va da nessuna parte: l’Intelligenza Emotiva non si attiva e non si sviluppa facendoci vivere nel caos e in costante reazione agli eventi.

 

Ma c’è di più! Un’altra dote dell’Intelligenza Emotiva è l’empatia.

 

Un’altra dote dell’Intelligenza Emotiva che scaturisce dall’auto-consapevolezza è la capacità di riconoscere le emozioni altrui: l’empatia. Più si è aperti e consapevoli delle proprie emozioni, più si è in grado di riconoscere quelle degli altri.

Empatia è percepire come si sente l’altra persona sapendo leggere i diversi messaggi che questa trasmette sui diversi canali di comunicazione, verbali e non verbali, come il tono della voce, i gesti, l’espressione del volto, i silenzi ecc..

Non va confusa con la simpatia perché non si concentra sul mi piace o no quella persona – per cui la ascolto, me ne prendo cura e la proteggo se necessario – no: l’empatia è la capacità di entrare in sintonia con l’altro indipendentemente dal sentimento, mantenendo il contatto con se stessi senza farsi trascinare dalle emozioni altrui.

In altre parole: sento e comprendo lo stato d’animo dell’altro ma resto il più possibile neutro.

Nulla serve soffrire come lui, indignarmi come lui o esaltarmi come lui. Sento il suo dolore, la sua indignazione o la sua esaltazione ma non mi ci butto dentro e non mi faccio trascinare perché, nel caso, non gli sarei di alcun sostegno.

Per inciso: l’empatia è la dote che tutti dovremmo sviluppare, a maggior ragione chi si occupa degli altri (genitori, insegnanti ed educatori, psicologi e medici, badanti e allenatori sportivi…) e non vuol dire chiudersi a riccio per restare neutri, bensì alzare bene le antenne e sentire a tutto tondo mantenendo attivo quell’auto-consapevolezza di cui abbiamo parlato prima.

 

E c’è ancora di più! L’Intelligenza Emotiva si arricchisce col sentimento.

 

Per il fatto che emozioni e sentimenti sono due ben distinti stati interiori (vedi il capitolo 3 del mio libro “Pane Amore e Consapevolezza”: se non hai ancora scaricato le prime 40 pagine puoi farlo da qui) quello che io facilito e trasmetto nei miei seminari, laboratori e percorsi di evoluzione personale, si arricchisce e diventa Educazione Emozionale e Sentimentale.

Se già conosci il mio metodo sai che dò molto spazio a quella che chiamo dimensione Essenziale la parte più profonda, preziosa e autentica di cui siamo dotati, e se non mi conosci ancora allora è il momento per approfondire.

Non è attraverso lo sforzo che possiamo sviluppare le nostre doti, capacità e intelligenza, ma aprendoci alle qualità dell’Essere dotate di mille sfaccettature come forza e coraggio, volontà e fiducia, creatività e amore gentile, pace interiore e potere personale.

L’autocontrollo per non essere rigidità, ha bisogno del sostegno della forza, come la perseveranza necessita di volontà e fiducia e l’entusiasmo della gioia e della creatività. Il sapersi motivare attinge dal potere personale così come la consapevolezza mentre l’empatia sgorga dall’amore gentile e compassionevole: tutte qualità dell’Essere che vanno oltre la nostra personalità e che si esprimono attraverso il sentimento infondendo pace e soddisfazione, amorevolezza e gioia di vivere.

Quindi Educazione Emotiva, sì, ma anche Sentimentale ed è ora che nelle scuole di tutto il mondo, a casa e sui posti di lavoro si faciliti tutto questo al fine di poter vivere al meglio e far fruttare qualunque talento intellettuale la genetica ci abbia dato.

 

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Nel frattempo mi piacerebbe conoscere le tue impressioni.

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